Prevenzione incendi: chiarimenti dal Ministero su bar, ristoranti e locali di intrattenimento

Il Ministero dell’Interno, con nota del 15 gennaio 2026 (prot. n. 674), ha fornito importanti indicazioni operative alle Direzioni regionali e ai Comandi dei Vigili del Fuoco per il corretto inquadramento, ai fini della prevenzione incendi, delle attività di bar e ristorazione, distinguendole nettamente dai locali di intrattenimento e pubblico spettacolo, come discoteche e sale da ballo. Il chiarimento ministeriale arriva in un contesto di particolare attenzione sul tema della sicurezza, anche a seguito di recenti e tragici fatti di cronaca, e mentre sono in corso numerosi controlli sul territorio che hanno già portato alla chiusura di alcuni locali per irregolarità riscontrate. Bar e ristoranti: niente automatismi con le regole dei locali da balloIl Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha ribadito che bar e ristoranti, in quanto tali, non rientrano tra le attività soggette agli adempimenti del D.P.R. 151/2011 sulla prevenzione incendi, poiché non inclusi nell’Allegato I del decreto. Restano tuttavia alcuni casi specifici: qualora bar e ristoranti siano inseriti all’interno di attività soggette a specifiche regole tecniche antincendio, devono rispettarne le prescrizioni; continuano a essere soggette agli adempimenti le attività a servizio, come ad esempio gli impianti di produzione di calore con potenza superiore a 116 kW. Distinzione tra bar/ristoranti e locali di pubblico spettacolo Sono invece soggetti a verifica di agibilità e a una disciplina antincendio più stringente solo i locali destinati prevalentemente a spettacoli e trattenimenti pubblici, caratterizzati da intrattenimento come attività principale, elevato affollamento e permanenza prolungata del pubblico (discoteche, sale da ballo). In questi casi trovano applicazione le norme specifiche di prevenzione incendi per i locali di pubblico spettacolo (D.M. 19.8.1996, D.M. del 22.9.2022 e D.P.R. 151/2011). Il Ministero chiarisce però che musica di sottofondo, musica dal vivo occasionale o karaoke non trasformano automaticamente un bar o ristorante in un locale di pubblico spettacolo, purché l’intrattenimento resti accessorio e non prevalente rispetto alla somministrazione. Diversamente, se l’intrattenimento diventa l’attività principale o comporta modifiche sostanziali al locale (assetti, impianti, layout, gestione affollamento), è necessario un riesame complessivo dell’inquadramento dell’attività e degli adempimenti. Sicurezza antincendio: valutazione del rischio e gestione dell’emergenzaIn assenza di una regola tecnica specifica di prevenzione incendi per bar e ristoranti, la sicurezza antincendio e le condizioni di esercizio in sicurezza è demandata alla valutazione del rischio incendio, da effettuare secondo i criteri del D.M. 3.9.2021, uno dei regolamenti di attuazione della disciplina in materia di sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro (D.lgs. 9.4.2008, n. 81). Le misure possono essere individuate facendo riferimento: al Codice di prevenzione incendi oppure al cosiddetto “Minicodice”, per i luoghi di lavoro a basso rischio, se ne ricorrono i presupposti. Il Ministero ha inoltre chiarito il rapporto tra Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e gestione della sicurezza antincendio: il DVR resta focalizzato sulla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, tenendo conto anche anche degli effetti organizzativi legati alla presenza del pubblico; la prevenzione incendi e la pianificazione dell’emergenza devono invece considerare tutte le persone presenti nell’attività, inclusi clienti e visitatori. In particolare, il piano di emergenza è obbligatorio: nei luoghi di lavoro con almeno 10 lavoratori; nei luoghi di lavoro aperti al pubblico con più di 50 persone presenti contemporaneamente, indipendentemente dal numero di addetti; nei luoghi di lavoro rientranti nell’Allegato I al D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151. Il ruolo degli addetti antincendioInfine, la nota ministeriale richiama l’importanza degli addetti al servizio antincendio, che devono essere adeguatamente formati e numericamente coerenti con lo scenario di rischio dell’attività. Il loro ruolo non è solo operativo, ma anche preventivo, a tutela della sicurezza di tutti gli occupanti. Confesercenti Bergamo invita le imprese associate a prestare attenzione a questi chiarimenti, utili per evitare interpretazioni improprie e per gestire correttamente gli adempimenti in materia di sicurezza e prevenzione incendi.

LEGGE DI BILANCIO 2026: lavoro e famiglia

La Legge di Bilancio 2026 introduce diverse novità in materia di lavoro, con l’obiettivo di sostenere i redditi più bassi, rafforzare il potere d’acquisto, ridurre la tassazione per famiglie, lavoro dipendente e ceto medio, sostenere la produttività e favorire l’occupazione stabile. Di seguito una sintesi delle principali misure: Aumenti di stipendio e premi: più detassazione per i lavoratoriTassazione agevolata dei rinnovi contrattuali: nel 2026 gli incrementi retributivi dei lavoratori dipendenti del settore privato, derivanti da contratti rinnovati tra il 2024 e il 2026, prevedono l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali regionali e comunali pari al 5%, per chi nel 2025 ha avuto un reddito fino a 33.000 euro. Detassazione dei premi di produttività: tassazione agevolata al 5% per i premi erogati nel 2025 e riduzione dell’imposta all’1% per i premi erogati nel 2026 e 2027 ai dipendenti del settore privato. Inoltre, il limite massimo agevolato sale da 3.000 a 5.000 euro. Dividendi ai dipendenti: confermata la tassazione agevolataConfermata anche per il 2026 l’agevolazione fiscale sui dividendi riconosciuti ai lavoratori dipendenti. In pratica, quando un’azienda assegna ai propri dipendenti delle azioni al posto dei premi di risultato, i dividendi che ne derivano saranno tassati solo per la metà del loro valore.L’agevolazione vale fino a un importo massimo di 1.500 euro: oltre questa soglia, i dividendi vengono invece tassati per intero. Lavoro notturno, festivo e a turni: meno tasse sulle indennitàPer l’anno d’imposta 2026 è prevista una tassazione agevolata al 15% su alcune somme riconosciute ai lavoratori dipendenti del settore privato. L’agevolazione riguarda importi fino a 1.500 euro annui e si applica in particolare a: maggiorazioni e indennità per lavoro notturno; maggiorazioni e indennità per lavoro svolto nei giorni festivi o di riposo settimanale; indennità di turno e altri compensi legati al lavoro a turni, come previsti dai contratti collettivi. L’imposta sostitutiva del 15% prende il posto dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali. La misura si applica automaticamente, salvo rinuncia scritta del lavoratore, ed è riservata ai dipendenti del settore privato che nel 2025 hanno avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 40.000 euro. Buoni pasto elettronici: soglia più altaLa soglia esentasse dei buoni pasto elettronici sale da 8 a 10 euro, con un beneficio diretto per lavoratori e aziende. Assunzioni stabili: nuovi incentivi per il tempo indeterminatoLa Legge di Bilancio prevede risorse dedicate a incentivare le assunzioni stabili, con uno stanziamento di 154 milioni di euro per il 2026, 400 milioni per il 2027 e 271 milioni per il 2028. L’obiettivo è favorire l’occupazione giovanile a tempo indeterminato, promuovere le pari opportunità per le lavoratrici svantaggiate, sostenere lo sviluppo occupazionale nella ZES unica del Mezzogiorno e ridurre i divari territoriali. Le risorse saranno utilizzate per riconoscere ai datori di lavoro privati un esonero parziale dal versamento dei contributi previdenziali (restano esclusi i premi e i contributi INAIL), per un periodo massimo di 24 mesi. L’agevolazione riguarda le assunzioni effettuate tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026 di personale non dirigente con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, nonché la trasformazione di contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, se prevista. Le modalità operative saranno definite da un apposito decreto ministeriale. NASpI anticipata: nuova modalità di pagamentoL’anticipo della NASpI non sarà più versato in un’unica soluzione, ma in due rate: una prima rata pari al 70% dell’importo complessivo; una seconda rata pari al restante 30%, erogata al termine della durata della prestazione e comunque entro sei mesi dalla presentazione della domanda di anticipazione. Il pagamento della seconda rata è subordinato alla verifica che il beneficiario non abbia trovato una nuova occupazione e non sia titolare di una pensione diretta, fatta eccezione per l’assegno ordinario di invalidità. Previdenza complementare: adesione automatica per i neoassuntiDal 1° luglio 2026, per i nuovi assunti del settore privato scatterà l’adesione automatica alla previdenza complementare se non viene espressa una scelta entro 60 giorni. Cambia anche la platea delle aziende tenute a versare al fondo INPS le quote di TFR non destinate alla previdenza complementare. L’obbligo viene esteso anche alle imprese che, negli anni successivi all’avvio dell’attività, raggiungono i 50 dipendenti. Sono però escluse per il 2026 e il 2027 le aziende che, nell’anno precedente, hanno avuto una media annua inferiore a 60 dipendenti. A partire dal 2032, l’obbligo si estenderà alle imprese con almeno 40 dipendenti. La norma prevede inoltre interventi per rafforzare gli investimenti in infrastrutture da parte dei fondi pensione e introduce diverse modifiche alle regole su finanziamento, prestazioni e attribuzioni della COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione). Sostegno alla genitorialità: bonus e incentiviLa Legge prevede misure a sostegno della genitorialità come l’aumento del bonus mamme da 40 a 60 euro al mese. L’incremento riguarda le lavoratrici madri dipendenti (con esclusione del lavoro domestico) e le lavoratrici madri autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie, comprese le casse professionali e la gestione separata. Il bonus spetta alle madri con due figli, fino al mese in cui il secondo figlio compie 10 anni, a condizione di avere un reddito da lavoro inferiore a 40.000 euro annui. La misura resta in vigore in attesa dell’attuazione dell’esonero contributivo previsto dalla Legge di Bilancio 2025 per le madri con due o più figli, la cui applicazione è stata rinviata al 2027. Lo stesso aumento a 60 euro mensili è riconosciuto anche alle madri con più di due figli, fino al mese in cui il figlio più piccolo compie 18 anni, per ogni mese (o frazione di mese) in cui è attivo il rapporto di lavoro o l’attività autonoma. In questo caso, il reddito da lavoro non deve derivare da un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, né coincidere con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato in corso. Assunzione di madri lavoratrici: esoneri contributiviA partire dal 1° gennaio 2026, i datori di lavoro privati che assumono donne madri di almeno tre figli, tutti di età inferiore ai 18 anni, e senza un lavoro regolarmente retribuito da almeno sei mesi, possono beneficiare di un esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali